Marco Pagani racconta il TT 2016: “Team eccezionale ed esperienza, tornerò per migliorarmi ancora!”

g-435-marco-paganiSe c’è una gara che sfugge a tutte le logiche del motociclismo, quella gara è il Tourist Trophy dell’Isola di Man: ecco perché è entrata nel mito, e con questo mito si è confrontato il nostro amico Marco Pagani, un ragazzo di 34 anni che nella vita quotidiana fa l’autista e nel tempo libero coltiva la sua grande passione per la moto come pilota amatoriale.

Nelle scorse settimane vi abbiamo raccontato come si stava preparando a questo appuntamento famoso in tutto il mondo: abbiamo parlato dei componenti che ha scelto per affrontare la grande avventura e vi abbiamo riferito le sue emozioni a poche ore dalla partenza. Ora che è tornato dall’Isola, lo abbiamo sentito nuovamente per farci spiegare cos’è che rende unico il TT, al punto che – spoiler – Marco ci ha già confidato l’intenzione di partecipare alla gara anche l’anno prossimo: per lui sarebbe la terza volta consecutiva.

A chi è poco esperto di motociclismo, il piazzamento ottenuto da Marco “Phagaci” Pagani – 28° nella RL360 Quantum Superstock TT – potrebbe sembrare non particolarmente entusiasmante; il risultato, però, assume tutt’altra valenza e dimensione se pensiamo che Marco è un pilota amatoriale, che si allena girando su pista solo nei weekend e fa le notti tra officina e Playstation (dove studia le insidie del tracciato, tanto da averlo imparato a memoria) per preparare se stesso e la propria moto alla corsa, mentre i 20 top rider che hanno dominato la classifica sono piloti praticamente ufficiali di alcune tra le case costruttrici più importanti al mondo. Insomma: Marco è arrivato ottavo tra gli “umani”, e comunque 28° su 90 concorrenti al via; mica male!

Ma non gli basta, perché per lui il TT è un mito, un’esperienza e un’avventura. Marco sa bene che per “dare del tu” al Tourist Trophy serve tempo, e anzi sta già bruciando le tappe se pensiamo che anche quest’anno è stato l’italiano più veloce in prova nella categoria Superbike e Superstock, pur pagando un dazio ancora alto alla sfortuna e all’inesperienza.

“Sull’Isola di Man c’è sempre un tempo da lupi: per questo siamo partiti dall’Italia con le gomme medie; però quest’anno il clima è stato molto caldo, e in fin dei conti la scelta ci ha penalizzati”, ci ha spiegato. Del resto non è facile dover scegliere gli pneumatici a 2000 km da dove gareggerai, senza possibilità di rimediare “in corsa”.

Eppure anche a questo problema Marco stava riuscendo a porre rimedio, grazie alla sua grinta; oltreché grazie “Al team: sull’Isola di Man si è creato subito un bell’affiatamento tra i meccanici del BMW Franciacorta Corse by RMS e in particolare è stato prezioso il contributo di Fabio Mapelli, il tecnico RMS che ha portato la sua esperienza nel mondo delle corse all’interno del nostro box. Fabio ha le idee molto chiare su come deve girare il lavoro e cosa serve per avere il massimo dalla moto, è molto puntiglioso e organizzato: è stato davvero importante poter lavorare fianco a fianco anche con lui”.

Poi certo, quando sei un pilota amatoriale devi scontare il fatto di avere poco tempo per prepararti: Marco ha potuto verificare il setup della moto solo dopo che è arrivato sull’Isola di Man, e proprio in quel momento ci si è messa la sfortuna sotto forma di diversi imprevisti: un guasto di fabbrica della sua BMW S1000RR, capitato proprio nel momento meno opportuno; oppure quel sasso che gli ha bucato il radiatore quando stava per chiudere il secondo giro della gara Superbike, costringendolo al ritiro quando era il migliore tra gli italiani. Ancora, “nel penultimo giro del Senior TT ho incrociato la traiettoria di un uccello che mi ha colpito sulla visiera quando ero in quarta a 200 all’ora: ci ho messo un po’ anche solo a capire se il casco era ancora intatto”.

Senza dimenticare l’imprevisto che Marco ha raccontato anche a Moto.it in questo video: un blackout elettrico della moto Stock che gli si è spenta proprio a metà giro, costringendolo a diverse peripezie – e a gettarsi, senza mappe, cellulare né punti di riferimento, nel traffico dell’Isola di Man – per riuscire a tornare al box in tempo utile almeno per provare la moto Superbike.

Nonostante tutta questa serie di contrattempi, Marco ha ottenuto il terzo tempo di sempre per un italiano, e lo ha fatto non con un giro lanciato ma partendo da fermo, evidenziando quindi enormi possibilità di fare ancora meglio.

Del resto Marco non è un professionista, ma la moto ce l’ha nel sangue da quando, a 19 anni, cominciò a guidare modelli sportivi su strada prima di convertirsi completamente alla pista. Solo nel 2013 è tornato a guidare in mezzo al traffico, e se il TT fa paura (anche quest’anno ci sono stati diversi incidenti mortali, e quello di Paul Shoesmith è avvenuto proprio pochi metri davanti a Marco), Pagani è sicuro che è ancora più pericoloso destreggiarsi in mezzo a auto e camion nel quotidiano, dove “Serve sempre tanta prudenza e attenzione”. Un consiglio che ci sentiamo di sottoscrivere.

Prima di salutarci, Marco ci ha rivelato anche chi è un pilota modello da seguire con affetto e attenzione: “Tra quelli che c’erano al TT il mio mito è sicuramente Michael Dunlop, un motociclista che tutti guardano con rispetto e ammirazione: è l’ultimo discendente di una dinastia capitanata da Joey Dunlop (che di TT ne ha vinti ben 26!) e vive la gara proprio come si faceva un tempo, costruendosi la moto pezzo per pezzo durante l’anno e lavorando di continuo sul miglioramento dei propri limiti. Non è un caso che abbia fatto il nuovo record del circuito con 215.142 kh/h di media, una cosa pazzesca”.

Non c’è invidia, ma rispetto in queste parole: Marco sa cosa si deve fare per migliorare e ha la passione del TT nel sangue, e siamo convinti che con l’esempio di piloti come Michael Dunlop e l’esperienza accumulata in questi anni, in futuro potrà regalarci ancora delle grandi emozioni.

Di sicuro essere al suo fianco è stata una bella esperienza anche per noi 😉

*immagine di Diane McCudden